giovedì 22 dicembre 2011

Natale in famiglia

Passare il periodo Natalizio alle Hawaii non è niente male! Paesaggio mozzafiato, atmosfera rilassata, nessun rischio di venire investiti da una raffica di fuochi d'artificio incontrollati, temperatura da isola tropicale.
E' anche piuttosto cool essere gli ultimi a festeggiare l'avvento del nuovo anno: eh si, alle Hawaii siamo proprio gli ultimi, cosi come gli Australiani sono i primi.
C'è una cosa che però manca: la famiglia.
Ma il problema è stato risolto: se io non vado dalla famiglia, la famiglia viene da me!  Eh si, la truppa composta da mio padre, mia madre e mio fratello è in viaggio alla volta dell'isola di Maui!
This is very exciting!
E scommetto che loro non sono per niente annoiati di questo viaggio....avere un figlio (o un fratello) alle Hawaii ha i suoi vantaggi!

Il viaggio che stanno affrontando è più che un tour de force:

22/12: I miei genitori volano da Napoli a Milano, dove si ''agganciano'' a mio fratello. Pernotto a Milano
23/12: Partenza mattino Milano-Londra. Stop a Londra e ripartenza in giornata con il Londra-Los Angeles. Arrivo a LA nel pomeriggio del 23 ora locale. Pernotto a LA.
24/12: Partenza mattino Los Angeles-Honolulu. Stop a Honolulu qualche ora e ripartenza Honolulu-Maui. Arrivo a Maui il 24/12 alle 16.20 con figlio pronta all'accoglienza in aereoporto!

Per la cronaca, l'arrivo a Maui è previsto il 24/12 che significa la notte tra il 24 e il 25 ora italiana, per un totale di giorni 3 di viaggio!!
Holy Crap!

Ma all'arrivo un succulento pranzo Natalizio organizzato da me e la mia ragazza (diciamo che io sono il baking assistant!!) li attende....bon appetit!


giovedì 8 dicembre 2011

Un giorno di ordinario Windsurf a Maui

Gran vento in queste settimane qui a Maui e soprattutto grandi onde, è arrivato l'inverno....
Oggi mi sento ''windsurf'', un'occhiata alle previsioni del vento, scelta della vela e si parte!

10h00 -> Attrezzatura pronta e sistemata sul fido Pick Up


Per una volta mi ricordo di farmi un bel panino, cosi non muoio di fame quando finisco, come al solito!



Da quando mi sono trasferito sul lato ovest dell'isola devo guidare quasi un'ora per raggiungere uno dei migliori spot dell'isola, ma il viaggio è allietato da una vista spettacolare



Oggi tira brutto eh....minacciosissimo cartello che avrebbe l'obiettivo di dissuadere i meno esperti dall'immergersi, ma dubito che qualcuno si lasci intimorire!


In effetti all'orizzonte promette bene...quegli schiumoni bianchi all'orizzonte significano onde di 2-3 metri



Poca gente oggi, non so se per le condizioni 'robuste' o perchè siamo a metà tra la festa americana di Thanksgiving e Natale, per cui i turisti scarseggiano. Il mio rig giace solitario, pronto per essere governato!



Pronti....via!  E' stata una sessione bella massiccia, un paio di ''mostri'' mi hanno scaraventato nell'oceano e di solito le onde arrivano in serie di 7-8....vi lascio immaginare che bei 5 minuti quando sei li in mezzo ad aspettare che la tempesta passi....ma il lato positivo c'è: ti tiri su alla velocità della luce, mosso dalla paura di essere travolto! E' un'ottima motivazione!



Aloha!

martedì 29 novembre 2011

Turkey Day

Ok, thanksgiving day era 5 giorni fa, ma non è mai troppo tardi per un post! 

Il Giorno del ringraziamento è una festa di origine cristiana osservata negli negli States in segno di gratitudine per la fine della stagione del raccolto. Maggiori info a questo link:

http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_del_ringraziamento

Ma la cosa più interessante, a meno che non si è vegeteriani, è il cibo. Questa festa è detta anche ''Turkey Day'', ossia giorno del Tacchino, ed è agevole immaginare con cosa si è soliti pasteggiare....

Dunque, io non sono stato da meno, ma fosse dipeso da me avrei digiunato.... invece grazie a Erinn, ecco di seguito una diapositiva del lauto pasto.....e poichè non voglio essere troppo cattivo con chi il tacchinello non l'ha potuto assaporare, non mi dilungo sulle altre prelibatezze che hanno accompagnato il nostro pollo....pardon, tacchino!
Innaffiate naturalmente da uno straordinario rosso.



Thanks Joe, Mary, Erinn
Bon Appetit!

lunedì 21 novembre 2011

Cucinando....

Mi sento molto chef in questi giorni e poichè da quando mi sono trasferito alle Hawaii mi sono convertito alla buona cucina abbandonando le insalate pre-lavate.....e poichè il tempo non mi manca....
....ecco un paio di prelibatezze che ho preparato e condiviso con la mia Lei!

1) Tonno al forno alle erbe, pomodorini e olive, riso + contorno di broccoli e mista



2) Tonno al forno con patate, spennellato con salsa alle erbe, fagioli di Spagna + contorno di asparagi e mista



domenica 13 novembre 2011

Intervista doppia

Mi sono divertito a rilasciare una intervista doppia a un mio collega di Marketing, Brando, che cura un ottimo blog. Ci sono io a Milano......e ci sono io alle Hawaii.!
La trovo molto ironica ed  'enjoyable', date un occhiata qui:

http://brandomanago.blogspot.com/2011/11/il-brand-manager-hawaiano-e-lintervista.html

Buona lettura

lunedì 7 novembre 2011

Fiducia (non quella del governo)

Vi racconto un piccolo episodio che non sorprende più di tanto qui a Maui, ma che per chi, come me, è abituato a come funzionano le cose nelle grandi città o comunque nel 95% dei casi sul nostro pianeta, ha dell'incredibile.
La mia famiglia ha programmato un viaggio alle Hawaii a Natale e io sto dando una mano per l'organizzazione del viaggio, alloggio, aereo...etc.. (una mano senza portafoglio).
Surfando qua e là in internet  ho individuato una bella sistemazione, ocean front, per 3 persone in un condo a pochi minuti da dove vivo.
Chiamo gli uffici addetti e mi risponde una gentile signora alla quale chiedo se fosse possibile dare un'occhiata all'apparamento prima di finalizzare la prenotazione.
Lei mi dice, ''si certo, vieni presso gli uffici e ti diamo le chiavi''.
Ora, voi cosa avreste pensato? OK, arrivo, mi accolgono, magari mi fanno compilare un modulo, lasciare la carta d'identità e mi accompagnano a visionare l'appartamento.
Premetto che non mi avevano mai visto prima e non avevano alcuna referenza.
Bè, entro negli uffici, la tipa mi saluta, mi porge le chiavi, mi da le direzioni per raggiungere il posto e ....here you go!  Nessun modulo, nessuno che mia accompagni, nessun documento o carta di credito in cauzione.
Ora io sono bravo e buono, ma mettiamo che non lo fossi stato, avrei potuto:
1) Distruggere l'appartamento
2) Rubare tutto
3) Duplicare le chiavi e dormirci quando è vuoto
4)  etc..etc..

e poi scomparire....
Certo, scomparire a Maui è complicato, ma non è impossibile...
Naturalmente, io ho visto l'appartamento, era bellissimo, sono tornato indietro e ho fatto la prenotazione.

Ma la cosa che incanta è che qui spesso è proprio escluso il concetto di criminalità o vandalismo. Le persone si fidano. Se tu ti fidi di me, io faccio di tutto per ripagare e meritare la tua fiducia.
E' stato tutto molto più semplice, l'impiegata non ha perso tempo con me e io ho potuto guardare l'appartamento in tranquillità.
La fiducia è data per scontata, le buone intenzioni sono la norma, non vanno provate.
E' un peccato che invece nella stragrande maggioranza dei casi, la fiducia va guadagnata sul campo, invece che assunta come punto di partenza.
Ma tant'è.
W le Hawaii.
Aloha

venerdì 4 novembre 2011

Squali alle Hawaii

Le Hawaii, si sa, sono nel mezzo dell'Oceano Pacifico. Sono acque tutt'altro che tranquille, poco protette, non come quelle piatte e trasparenti delle Maldive o della Polinesia Francese. No, qui l'Oceano fa sul serio e onde gigantesche si infrangono fin sulla riva, specialmente d'inverno.
Ci sono naturalmente anche insenature tranquille adatte alla balneazione e accessibile a famiglie con bambine, ma le Hawaii sono soprattutto riconosciute per il mito degli sport acquatici, in testa a tutti il Surf, seguito da Windsurf, Kite Surf, Stand up Paddle, per continuare con il Body Surf..etc..etc..etc..di certo non si scia da queste parti.
E chi si immerge nelle acque hawaiiane deve anche essere consapevole che sarà in ''buona'' compagnia. Diversi esemplari di squali circolano da queste parti, alcuni neanche troppo docili, come i i tiger sharks o i grey sharks. Mentre di white sharks non se ne vedono, per fortuna.
Molti di questi docili animaletti si avvicinano anche alla riva, attratti soprattutto dai detriti che dalla sabbia vengono trascinati a mare nelle giornate piovose. E attratti anche dai surfisti, che nella loro classica posa da 'ricerca di onda', assomigliano tanto ai leoni marini che sono cibo prediletto dei nostri amici pescecani.
L'aspetto più interessante della vicenda è che la maggior parte dei vacanzieri o dei residenti hawaiiani poco si cura della possibile presenza. Io stesso quando mi spingo molto a largo con il mio windsurf, sono cosi preso e concentrato che non mi preoccupo tanto quando casco in acqua e annaspo nel tentativo di recuperare la vela, nonostante quanto più lontani si è dalla riva, tanti più e più grandi sono gli squali.
Ma tant'è, ci si fa l'abitudine. Se fossi stato in Puglia e qualcuno mi avesse detto che un paio di allegri squali tigre bazzicavano nell'adriatico, non mi sarei immerso nemmeno per recuperare 1 milione di euro, mentre qui mi immergo gratis....
Questo è un segnale comune da queste parti, non è molto rassicurante ma è sempre meglio di niente...


L'ultimo attacco mortale alle Hawaii risale al 2004 e quello precedente ancora al 1992.

http://www.repubblica.it/2004/d/sezioni/esteri/squalo/squalo/squalo.html

Un dato che comunque rappresenta una evidenza del fatto che, per quanto siamo suggestionati dalla loro pericolosità, in realtà gli squali per gli uomini sono molto meno pericolosi di quanto lo siano gli uomini per gli squali.

Di seguito una statistica che mette in relazione gli attacchi di squali con le attività in acqua svolte dall'uomo; è evidente la correlazione tra il surf e gli attacchi stessi.



Su questo link infine potete dare un occhiata alle specie più comuni di squali che frequentano le acque dell'arcipelago, offshore and inshore.

http://www.hawaiisharks.com/specieslist.html

martedì 1 novembre 2011

Halloween

Negli USA ho riscoperto una festa in Italia spesso dimenticata: Halloween!
A parte i party in maschera che vengono abitudinalmente organizzati (da cui io mi sono tenuto alla larga, non essendo un grande amante nè dei party nè tantomeno di quelli dove devo travestirmi...!), la cosa più divertente è la tradizione di fare il Pumpkin Carving, ovvero l'intagliamento delle zucche.
La prima cosa è procurarsi una zucca, dopo di che ci si può sbizzarrire nello scegliere il tipo di forma da dare alla zucca, funzione in realtà anche e soprattutto delle proprie abilità artistiche.

Cosi il primo step è stato cercare una zucca. Io e Erinn siamo andati in una fantastica Pumpkin Patch, che è un campo pieno di zucche cresciute localmente, a Maui, e dove ognuno sceglie la zucca che preferisce.
Ecco le nostre


e una panoramica del pumpkin patch



Dunque il 31 è il giorno del carving. Io scelgo di intagliare una semplice faccia con l'occhiolino, mentre Erinn, decisamente più creativa di me, si cimenta in un difficilissimo gufo.

Attrezzi pronti, piccolo briefing per un principiante come me, e si parte.
Il primo passo e scoperchiare la zucca, in modo da poterla sapientemente svuotare dall'interno.
Il secondo step è tracciare con una penna sulla zucca il disegno che si vuole creare
Infine, si intaglia!
Questa è la mia work in progress...


e questa è di Erinn.....un vero capolavoro!



L'effetto finale, al buio e con le candele accese all'interno, è magico



Da provare! Semplice e divertente.....basta una zucca e un pò di zucca!
Aloha

martedì 25 ottobre 2011

Gone windsurfing

In questi giorni non c'è molto vento sull'isola. Quando finisce l'estate e si entra nell'inverno (inverno per modo di dire......) si alzano le onde e cala leggermente il vento, in media.
Sulla spiaggia di Kanaha, dove mi immergo per veleggiare, ci sono fissi una quindicina di nodi, con molti up & down, che rendono molto tecnica la planata. Per gli standard di Maui non è granchè, normalmente si viaggia sopra i 20 nodi, spesso si toccano i 30, specialmente nello spot 'mecca' dei migliori windsurfisti del mondo, Hookipa.
Qui c'è uno 'shot' di me proprio a Kanaha...è di qualche mese fa sembravo un pò deperito!



E di seguito un immagine di me in azione, per gentile concessione del mio amico Dario  ;)



Sono le 7.30 del mattino qui a Maui (le 19.30 in Italia) e sto verificando le condizioni di vento e mare....sono sul lato nord-ovest dell'isola adesso e per arrivare a Kanaha, a nord, devo guidare circa 1 ora.
Mi servo del sito http://www.windguru.cz/ che è abbastanza attendibile e queste sono le condizioni previste oggi.



Peraltro Giovedi comincia un importante contest internazionale e a Hookipa ci saranno in azione alcune delle leggende del windusurf mondiale.... wish I could take part in the race, but better if I just take some pictures!!!

Qui un video di Naish, il migliore. Spero di vederlo in azione questi giorni.


Aloha

lunedì 17 ottobre 2011

Random Pictures

Per soddisfare la fame e la sete di chi si alimenta di belle immagini di paradisi tropicali su google, il post di oggi è una bella raccolta di alcuni degli scatti di paesaggi di Maui, tra quelli che preferisco.
You guys enjoy!

I fantastici colori del tramonto....


Spiagge e paesaggi mozzafiato...



Palme, come nel tipico immaginario....



Gli incredibili arcobaleni....


E ancora tramonti, spiagge, paesaggi...







martedì 11 ottobre 2011

Colazione, Pranzo e Cena

Una fantastica abitudine che ho preso da quanto sono alle Hawaii è il seguire i ritmi del mio corpo e non le convenzioni, quando si tratta di stabilire quando mangiare e cosa.
La regola fondamentale, tanto semplice quanto a volte dimenticata o inapplicabile, è: ''Mangio quando ho fame''. Se sono con la mia ragazza, ''Mangiamo quando abbiamo fame''.
E' cosi semplice!
Ora, non vi è dubbio che l'Italia può essere considerata la capitale mondiale delle buone abitudine alimentari e, certo, non abbiamo niente da invidiare agli altri, specialmente quelli che pasteggiano giornalmente nei Fast Food.
Però qualcosa possiamo mutuarla anche noi, se non pecchiamo di presunzione. Dunque, pur cercando di mantenerci fedeli a uno stile alimentare equilibrato, con il corretto apporto di nutrienti e il giusto bilanciamento di carboidrati, proteine e grassi, ma cosa c'è di male a fare un break alle 11 e mangiare un omelette? Sembra quasi una bestemmia, tanto noi siamo turbati dall'idea che ci sia qualcosa di diverso del cornetto e cappuccino delle 8 del mattino!!!!
Oppure, se in fondo in fondo alle 13 non ho fame (può succedere, no?), ma non voglio neanche aspettare le 20 di sera per la mia cena, c'è qualcosa di sbagliato a prepararsi un bel pasto completo alle 17, che vale per pranzo+cena?
Quando vediamo persone nei Paesi stranieri che siedono al ristorante a tutte le ore, quasi tendiamo a deriderli, criticando le loro pessime abitudine alimentari! Certo, se pasteggiano a Lardo di Colonnata e Strutto, non stanno messi bene, ma se stanno assaporando una fettina con insalata mista alle 16, e che eresia sarà mai???
Seguire il ritmo naturale della fame e del sonno è un lusso che nella nostra società non ci è più concesso e questo è un peccato.
Io mi sento bene a mangiare quando ho fame, non quando è ora di mangiare. E vi assicuro che ho un' alimentazione molto bilanciata, riuscendo anche ad allargare i miei orizzonti culinari oltre la semplice pastasciutta.
Certo, mango e ananas a buon mercato da queste parti aiutano a mantenere una buona forma fisica! ;)

Buon appetito  (io ho appena finito il mio piatto di spaghetti aglio e olio...ma mentre aspettavo la cottura mi sono mangiato un gelato al cioccolato....aahhh!)

martedì 4 ottobre 2011

Surf vs lavoro medio

Questo video è meraviglioso, nella sua ironia.
Paragona la vita di un surfista hawaiiano a quella di un manager di una qualunque società, evidenziando gli stress a cui quest'ultimo è sottoposto e magnificando lo stile di vita del primo.
Ovviamente è tutto molto forzato e la vita reale di un surfista (che non voglia essere un homeless...) non è stare sulle onde 12 ore al giorno, ma il video enfatizza gli stereotipi a cui siamo abituati e la maggior parte di noi non farà fatica a identificarsi nel povero manager in Mercedes, che tra una riunione e un altro sogna paradisi tropicali.
A me poi piace ancora di più perchè io le ho vissute entrambe!  ;)
Buona visione


lunedì 26 settembre 2011

Diventa il leader

Sto leggendo un testo di Stephen Covey su tematiche relative alla leadership e alla crescita personale e riporto  un estratto di un paragrafo assolutamente illuminante.
Il tema è il vittimismo delle persone che si arenano additando tutti i propri problemi e le proprie frustazioni ad eventi esterni, ambientali. Non rendendosi conto che, cosi facendo, perdono il potere più importante, impattante e rilevante che abbiamo: il potere di scelta.
Ho ricevuto molte lettere di persone che sono demotivate perchè ''il sistema'' non da loro opportunità. E' colpa dell'Italia, è colpa del capo, è colpa di Berlusconi, è colpa del tempo brutto.....ottimi alibi per giustificare immobilismo. Nel momento stesso in cui, invece, decidiamo di assumerci la responsabilità di quello che succede, anzichè darla a qualcun/qualcosa altro, assumiamo il controllo e il potere.

Ecco le parole di Covey:

''E' cosi facile pensare: <Sono una vittima; ho provato di tutto; non posso fare di più; sono arenato>. Sono frustrati e tristi ma non prendono in considerazione altre opinioni.
IL VITTIMISMO VI FA RINUNCIARE AL VOSTRO FUTURO
Ogni volta che pensate che il problema sia all'esterno, è quello stesso il problema. Quello che cerco di dire è che, ogni volta che fate gravitare la vostra vita emotiva attorno alle debolezze di un altro, rinunciate alla vostra libertà emotiva, dandola a quella persona e le permettete di continuare a scombussolare la vostra vita. Il vostro passato tiene in ostaggio il vostro futuro.
Natutalmente questo è un problema di relazione, ma finchè le persone non trovano la loro voce, non arriveranno alla maturità, alla sicurezza interiore o alla forza di carattere necessarie.
Il punto è che le persone possono riconoscere di non essere delle vittime, che possono scegliere la reazione al comportamento degli altri.
La società crea e rinforza l'atteggiamento mentale del vittimismo e della colpa. Ma voi e io abbiamo il potere di usare i nostri doti innati per diventare la forza creativa delle nostre vite e di scegliere un approccio che aumenterà la nostra influenza all'interno dell'azienda. Possiamo diventare il leader del nostro capo''.



sabato 24 settembre 2011

Raggiungere le Hawaii

Diamo un pò di informazioni pratiche su come arrivare alle Hawaii dall'Italia. Tra poco è Natale (!) e perchè non considerare l'ipotesi di passare una decina di giorni in un arcipelago tropicale, in sandali e costume, lontani dalle rigide temperature invernali...Potrete peraltro vantarvi di essere gli ultimi cittadini del mondo a festeggiare l'avvento del nuovo anno, perchè le Hawaii sono lo Stato più a Ovest del mondo.

Anzitutto munirsi di ESTA. Le Hawaii sono USA ed è necessario farsi autorizzare il viaggio attraverso la compilazione del modulo on-line (l'ESTA appunto), il cui esito positivo vi consentirà di permanere negli USA per un periodo massimo di 90gg.

Considerare almeno 30-35 ore di viaggio per tratta, nel caso troviate delle buone combinazioni di volo (!). Il viaggio di rientro spesso è più lungo per via di scali prolungati negli aereoporti di transito. All'andata è possibile trovare delle buone combinazioni che vi consentono di ridurre i tempi, ma comunque mai meno di 24 ore.
Il fuso orario è di 12 ore indietro quando in Italia c'è l'ora legale, mentre è di 11 ore quando viene adottata l'ora solare (alle Hawaii non cambiamo mai ora).

Il costo medio di un ticket aereo dall'Italia è di 1200-1500 euro. Potete trovare delle offerte, ma viaggiare con meno di 1200 euro in alta stagione è quasi impossibile.

Suggerisco di prenotare un biglietto unico dall'Italia alle Hawaii. Non è una buona idea fare differenti prenotazioni con differenti compagnie aeree per comporre l'itinerario. Il viaggio è lungo e complesso, ci sono controlli molto lunghi alla dogana negli USA e se perdete qualche connessione aerea non sarete protetti dalla compagnia. Con un itinerario unico, le compagnie aeree sono costrette invece a occuparsi di voi e del vostro arrivo a destinazione anche in caso perdiate qualche coincidenza, senza dover sborsare altri quattrini e avendo la garanzia di vitto e alloggio gratuito in caso rimaniate bloccati da qualche parte durante il viaggio.

Partendo da Roma o da Milano, di solito il viaggio prevede un primo stop in Europa (Londra, Parigi, Francoforte...dipende dalla compagnia che scegliete). C'è poi il viaggio intercontinentale che di solito vi porta sulla West Coast degli USA - circa 10 ore- (quindi Los Angeles, San Francisco, Seattle...o altre città). Infine dagli USA, passata la dogana, avrete l'ultimo volo di circa 6 ore per le Hawaii (Honolulu, Kahului...dipende dall'isola dellarcipelago dove prevedete di atterrare).
Non è una buona idea partire da qualche aereoporto secondario (Bologna, Napoli...) perchè allungherete e complicherete notevolmente il viaggio.
Invece ci sono notevoli risparmi se decidete di partire direttamente da qualche aereoporto principale europeo, specialmente Londra, ma considerate che in questo caso dovrete prevedere, oltre al costo del volo Italia-Londra, anche il pernotto una notte a Londra, per poi imbarcarvi la mattina successiva sul volo intercontinentale che avrete a questo punto prenotatato da Londra alle Hawaii (sempre con scalo sulla West Coast degli USA). Quindi fatevi due conti per capire se vale la pena.

Un alternativa allo scalo in Europa è il volo diretto dall'Italia sulla East Coast degli USA (New York, Chicago), un successivo volo interno negli USA che vi porterà dalla East Coast alla West Coast per poi imbarcarvi per le Hawaii.

A mia conoscenza c'è solo un volo che vi porta direttamente dall'Italia alla West Coast degli USA (Los Angeles) e da qui alle Hawaii, consentendovi dunque di risparmiare uno scalo. Si tratta del Roma-Los Angeles, operato da Delta Airlines; in questo caso il tempo in volo è di quasi 14 ore, quindi pensateci bene....forse vale la pena uno scalo in più per darsi una sgranchitina alle gambe....!!

A meno che non partecipiate a qualche programma di accumulo miglia, vi consiglio di non fare una ricerca per compagnia aerea, ma di selezionare le opzioni che ritenete preferibili in relazione al tempo di viaggio/costo e prenotare con la compagnia che vi propone le migliori combinazioni.

Io di solito comincio la ricerca su http://www.skyscanner.it/ che è un motore di ricerca voli che pesca tra tutte le possibili combinazioni proposte sia dai travel agent on line, sia dai siti delle compagnie aeree, e da qui andare poi a fare uno screening.
Un eccellente agenzia on-line è http://www.expedia.com/ .Mi sono sempre trovato bene prenotando da qui, inoltre potete prenotare il biglietto pagando in dollari ma con la vostra carta di credito europea. Il biglietto è emesso elettronicamente, quindi non dovete aspettare la spedizione dei cartacei e non ci sono di solito commissioni agguntive. Potete anche visitare il corrispettivo italiano http://www.expedia.it/.

Per il rientro, di solito, pur prevedendo a ritroso lo stesso itinerario, ci sono tempi di attesa negli aereoporti molto più lunghi, quindi il viaggio può durare anche una decina di ore in più.

All'andata è possibile partire e arrivare nella stessa giornata, considerando le 12 ore di fuso indietro. La British Airways, per esempio, offre un pacchetto con partenza al mattino prestissimo da Milano e arrivo alle Hawaii alle 20 ora locale (le 8 del mattino del giorno dopo in Italia).
Al ritorno, invece, di solito si passano due notti in viaggio. Partendo la sera dalle Hawaii, infatti, si trascorre la prima notte in volo. Arrivo nel ''continente USA'', scalo di 7-8 ore e ripartenza per L'Europa con seconda notte in volo. Giriamo le lancette 12 ore avanti, ed eccoci in Italia due giorni dopo la partenza dall'arcipelago!

Quindi, in definitiva, considerate 1500 euro e 3 giorni solo per il viaggio e....buona vacanza!

lunedì 19 settembre 2011

domenica 18 settembre 2011

In incognito in Italia

Incombenze amministrative presso il consolato americano mi hanno temporaneamente ricondotto in Italia per un paio di settimane, concedendomi in ogni caso l'opportunità di passare delle splendide giornate in compagnia della mia lei e della mia famiglia.
Sorry per il lungo silenzio sul blog, dunque, ma eccomi di nuovo qui, a condividere questa breve parentesi italiana.
Sorvolando sulla lettura del corriere della sera e delle scorribande sessuali dei nostri capi di stato, il che mi lascia riflettere che forse si è messi meglio negli USA declassati nel rating, piuttosto che in Italia declassati nella morale e nell'etica, la mia puntata italiana si è divisa tra Napoli e Milano (dove sono tuttora, anche se per poco).
Napoli è bella come le Hawaii, solo che sarebbe più bella se fosse disabitata, ma ci accontentiamo!


Da bravo padrone di casa e orgoglioso della propria terra, porto Erinn a vedere la costiera amalfitana, uno dei posti più belli del mondo. Ecco una foto di noi alla volta di Positano e Amalfi...!


E naturalmente non poteva mancare la pizza di scarola e la mozzarella di bufala a casa di mammà!!



Foto di gruppo e partenza alla volta di Milano!


Milano è lontanto anni luce dalle Hawaii. Non voglio dire che sia meglio o peggio, questo dipende da punti di vista e gusti personali. Forse tutti gli abitanti di Milano sognano le Hawaii, ma forse anche chi ha vissuto 30 anni alle Hawaii troverà Milano molto interessante.
Io che sono settato sullo stile hawaiano sto facendo un pò di fatica in questi giorni. Metto le scarpe chiuse e dopo un paio d'ore i miei piedi hanno un attacco di claustrofobia. Solo che non mi ricordo se è politicamente corretto girare in bermuda e infradito!
Mi guardo in giro e vedo gente clamorosamente sofisticata, con pettinature imbrobabili, maglie di marca con tagli impossibili, per non parlare del make up  delle elaboratissime ragazze che gironzolano nei dintorni del Duomo. Sembrano tutti usciti da una di quelle sfilate di moda Hugo Boss dove si presentano capi d'abbigliamento che credo lo stesso stilista si vergogni a presentare!
Me ne ero quasi dimenticato.
Io mi sento incredibilmente libero con le mie infradito (fa caldo, che me ne frega!), la prima maglietta che capita e i miei short! Ma chi glielo fa fare a tutta sta gente di perdere tempo e soldi per vestirsi in modo tale da poter poi camminare per le strade guardando a destra e a sinistra con l'obiettivo di incrociare lo sguardo di qualcuno che li guarda, non si sa se ammirati o schifati!
Mi faccio largo tra un oceano di gente (sognando un altro tipo di oceano che mi aspetta, quello Pacifico in tutti i sensi) e cerco rifugio da Mondadori. Ora in una libreria, per definizione, dovrebbe esserci silenzio, giusto??  Diteglielo per favore a quelli che hanno azionato le casse a tutto volume dietro il mio orecchio sintonizzati sulla tranquilla Radio DJ!

Ok, Ok....sto esagerando, vero? 
Il fatto è che vivere in modo più semplice, e condividere il proprio tempo con persone che vivono in modo molto più semplice, senza la necessità di dover apparire per forza e senza il bisogno di doversi tirare a lucido continuamente.....mi fa apparire cosi superfluo tutto il tempo che la gente spende nell'intento di apparire ''in''. Non discuto del fatto che è bello curarsi, dedicare attenzione a se stessi e divertirsi nel farlo....ma tutto può essere ridimensionato e ricondotto in una dimensione più umana e libera.

Non ho mai amato i locali di Milano tipo Just Cavalli, Armani....non che tutti quelli che frequentano questi locali siano persone non meritevoli di stima, intendiamoci. Tutto dipende dalle persone, non dai luoghi.

Ma io, onestamente.....preferisco il mio chioschetto in riva all'oceano, lascio ad altri il Just Cavalli!

Aloha!

sabato 3 settembre 2011

Vivere in costume

Oggi voglio condividere con voi una delle sensazioni più belle legate al fatto di vivere alle Hawaii: il modo di vestirsi, o meglio di non vestirsi!
Non intendo dire che sull'isola giriamo con la foglia di fico modello Adamo-Eva naturalmente....intendo invece dire che non c'è sensazione più bella che quella di svegliarsi ogni mattina e dopo la doccia metter su un costume, una t-shirt (la prima che capita a tiro) e inforcare le infradito.
That's it!
Inutile ricordare che qui non esistono praticamente le stagioni, quindi costume e infradito valgono tutto l'anno.
In 6 mesi credo di aver indossato 3 volte i calzini e le scarpe chiuse, a parte quando faccio sport naturalmente.
Quando ne ho voglia, non calzo neppure le infradito. Girare a piedi nudi non scandalizza nessuno, anche se entrate al supermercato.
I minimalisti evitano anche la maglietta. Escono dal letto, si infilano il costume e via!
Anche se lavorate in banca non dovete certo rispettare un rigido dress code. Gli impiegati di uffici per il servizio al pubblico, cosi come i manager di alberghi e altre strutture, sono esonerati da abbigliamento formale e uniformano il loro abbigliamento allo stile dell'isola.
E' ammesso entrate in banca praticamente semi-nudi, se siete dei clienti. Costume e canotta vanno alla grande. Ve lo immaginate entrare a piedi nudi e senza maglietta in Unicredit al centro di Roma??

Devo confessare che la sola idea di girare con un paio di scarpe chiuse al piede mi mette i brividi....il giorno che deciderò di trasferirmi in una metropoli credo che chiederò comprensione a tutti quelli che mi guarderanno i piedi in pieno centro e mi chiederanno....''Ehi? Dove sono le tue scarpe??''   ;-)

Aloha

venerdì 2 settembre 2011

Italia vs Hawaii: le 5 differenze

I primi 6 mesi da Hawaiano sono ormai alle spalle e ho elementi sufficienti per tracciare un primo bilancio delle principali differenze che intercorrono tra questo Paradiso tropicale e il nostro Belpaese.
La buona notizia è che, per quanto la nostra cara Italia ci regala a volte, soprattutto sotto il cappello della politica, diverse perle su cui stendere veli pietosissimi, tuttavia vorrei ricordare a noi tutti che parliamo sempre di uno dei Paesi più belli al mondo.
Vi basti pensare che, per quanto qui alle Hawaii direi che la gente abbia poco di cui lamentarsi in termini di condizioni geo-climatiche, tuttavia le persone mi regalano commenti entusiastici quando sentono che sono Italiano e mi manifestano il sogno di visitare o addirittura vivere nel nostro Paese.

Ecco di seguito la mia personale lista di differenze, basata comunque sulle mie personali esperienze e sul mio stile di vita:

1) Lo scorrere del tempo
E' difficile da spiegare, ma alle Hawaii si ha la sensazione che il tempo rallenti tangibilmente. Forse questo dipende anche dalla mia esperienza personale, e dal passaggio dal mondo  iperattivo tipico del Milanese alla quiete e alla pace di Maui. Senz'altro la grande quantità di tempo libero che ho a disposizione influisce e dilata la percezione del tempo che ho, ma la sensazione generale è che comunque tutto vada più piano. Probabilmente seguire i ritmi della natura, cosi come la totale assenza di stagioni, in qualche modo cristallizza e in qualche modo immobilizza il tempo hawaiano. Provare per credere!

2) La organizzazione e la pianificazione degli impegni
La naturale conseguenza della minore quantità di impegni, relazioni, in generale minori input a cui siamo esposti, è la minore necessità di pianificare e organizzare gli impegni con largo anticipo. Non mi riferisco tanto al contesto lavorativo, quanto a quello sociale e personale.
Qui è più facile decidere alla giornata i propri impegni extralavorativi. Si fanno e disfano appuntamenti con rapidità eccezionale, molte cose sono organizzare last minute. D'altronde ve lo immaginate a Milano organizzare una cena con più persone un paio d'ore prima della cena stessa???  Impossibile, tra chi è già in palestra, chi è fuori il week end (essere ''fuori'' il week end a Maui non è tanto credibile, visto che non c'è altra scelta che prendere un aereo!), chi è dall'estetista.
E inoltre le distanze sono minime e direi che dovreste essere proprio sfortunati per trovare traffico (!), dunque tutto ciò semplifica e autorizza gli spostamenti last minute, con relativi aspetti negativi e positivi.

3) La propensione ad aggregarsi
Questo è un fenomeno molto interessante che ho studiato qui. C'è dappertutto un grande senso di comunità, sia tra i locali hawaiani, sia tra quanti si sono trasferiti dalla terraferma, soprattutto in certe aree, tuttavia non c'è una grande propensione ad aggregarsi come, per esempio, accade a Milano, dove ogni scusa è buona per organizzare un Happy Hour.
Qui è possibile conoscere una persona da anni, magari un vicino di casa, ma non essere mai uscito con lui per bere una birretta. Le persone danno un grande valore al tempo che possono spendere semplicemente stando da soli a casa, e d'altronde è necessario abituarvisi considerando che vivere alle Hawaii, di per sè, costituisce una scelta di parziale 'isolamento'.

4) L'ambizione vs l'appagamento
Il concetto di carriera è relativo, cosi come quello di ostentazione. A volte qui ci si sente un pò come se ci si è ''ritirati'', e si decide di vivere lontani dalle lotte intestine e dalle ambizioni di affermazione che popolano il mondo ''normale''. In fondo chissenefrega qui, in capo al mondo, è il concetto. Vi ci vedete poi a comprare una bella Ferrari e andare in giro con quella....e dove andate soprattutto considerando che non è che potrete camminare per molto prima di ritornare sulle stesse strade che avete già percorso!
Diciamo che ci si rilassa un pò qui!
Io in Italia ho comprato, e ho tuttora, un macchina supersportiva, due posti perfettamente adatta al contesto precedente....non saprei propria che cosa farmene qui.
Cosi come qui giro con un bel pick up track che se avessi in Italia mi prenderebbero per squilibrato, mentre qui è assolutamente perfetto!

5) I colori
E' una bella sfida, perchè alcune regioni dell'Italia non scherzano mica in quanto a splendore dei colori e vegetazione lussureggiante. Io non ho visitato tutto il nostro Paese, ma una parte si e, onestamente, devo dire: Hawaii batte Italia!
Sembra di essere immersi in un costante arcobaleno in alcune zone qui. I colori della flora sono incredibili  e variegati, cosi come i mille colori delle spiagge (bianca, verde, nera, rossa...). Il tutto è incorniciato da un azzurro assolutamente incredibile, libero da inquinamento o da un cielo cosi stellato che si fa fatica a riconoscere il cielo stesso in mezzo a miliardi di stelle.

E adesso godetevi questa foto....è uno spettacolo quotidiano a Maui.
Aloha

martedì 23 agosto 2011

Il rientro dalle vacanze

L'anno scorso di questi tempi ero esattamente dove sono ora, a Maui. La differenza è che allora non avevo ancora preso la mia decisione. Ero in vacanza, avevo fatto un giro della California, prima di approdare per la seconda volta alle Hawaii, dove ero già stato nel 2009, per l'ultima settimana di ferie prima del rientro.
Ricordo che, come già l'anno precedente, ero incantato dal fascino di queste isole.
Rientrato in Italia, raccontavo a mia mamma della vacanza e lei, percependo forse qualche inflessione particolare della mia voce, mi disse: tu un giorno andrai a vivere alle Hawaii. Intuito materno! Quando mi ha parlato cosi, non c'era alcun ipotesi concreta nella mia testa. Anzi, se da un lato mi beavo del ricordo della splendida vacanza e pregustavo già il viaggio successivo, dall'altro ero comunque concentrato su alcuni cambiamenti importanti nella sfera lavorativa.
Col senno di poi, rileggendo mie vecchi post su FB o sms inviati agli amici, nei quali decantavo bellezze e virtù di quest'arcipelago e anelavo una vita da queste parti, avrei dovuto capire che qualche messaggio me lo stavo autoinviando, ma non lo percepivo.

Bene, il mio rientro dalle vacanze 2010 è stato diverso da tutti gli altri. Profondamente diverso.
Perchè alzi la mano chi di voi non è rientrato da una vacanza estiva - dove ha avuto modo di staccare la spina, rilassarsi e godersi i ritmi naturali della vita - con propositi battaglieri:
''Usciro 2 ore prima dall'ufficio! Devo continuare a coltivare le mie passioni tutto l'anno, non solo d'estate!''
'' Questa non è vita! Devo rallentare, rilassarmi un pò, prendere le cose piu alla leggera. Ridimensioniamo tutto e diamo un senso alle cose''.
'' Perchè non posso vivere cosi tutto l'anno?? Devo attivarmi per trovare un modo per vivere come mi pare!''
etc..etc..

Che siate tornati da 3 settimane rigeneranti al fresco della montagna.....o da 2 settimane in barca a vela in posti paradisiaci....o da un viaggio fantastico alla scoperta di cultura e storia tanto diversa dalle nostre.....o semplicemente da una vacanza rilassante dedicata alla famiglia......

....dite la verità, un pò ci pensate a mollare tutto!

Però...però....dopo un pò subentra la routine...il realismo..(il realismo è una brutta bestia: pensate un pò se ci fossero stati dei realisti - invece degli idealisti - a lavorare al progetto di portare l'uomo sulla luna quale sarebbe stato il risultato....).

Il rientro dalle vacanze 2010 non me lo dimenticherò facilmente. E' stata l'ultima volta che ho indugiato su un sogno. E' stata la prima (e non l'ultima) che ho portato quel sogno a un livello superiore.
Potete farlo anche voi.
Dovete darvi una visione. Sfruttate il rientro dalle vacanze come un trampolino di lancio.

Non sotterrate una visione catalogandola come impossibile:
Era realistico andare sulla luna?
Era realistico pensare di rendere felice la gente creando un parco di divertimenti in mezzo a un aranceto e costringendo la gente a pagare, non solo per entrare, ma anche per arrivarci? (Eppure Walt Disney aveva una credenza fortissima e il suo ottimismo gli diede ragione....)

Mantenete viva la fiamma che la vacanza vi ha acceso e usatela per imporvi uno standard superiore.
Non è necessario che molliate tutto e ve ne andiate a vivere ai tropici. E' sufficiente che adottiate anche solo qualche piccolo cambiamento nella direzione che desiderate, per migliorare la qualità di ciò che fate e pensate.

Io quest'anno non ho rientri dalle vacanze.
Ma auguro a tutti voi un buon rientro e vi propongo un esercizio: postate un commento a questo articolo con il vostro progetto di miglioramento post-vacanza.
Potrà costituire uno stimolo individuale oltre che l'occasione per cogliere ispirazione dagli altri!

Mahalo Nui!




sabato 13 agosto 2011

Avviare un business alle Hawaii

Il titolo di questo post è un pò provocatorio.
Lo spunto mi è venuto leggendo (e rispondendo per quanto possibile) tutte le mail che mi sono arrivate dopo la mia pubblicazione sul sito ''voglioviverecosi''  (http://www.voglioviverecosi.com/index.php?italiani-che-vivono-negli-stati-uniti-e-in-canada_340/alessandro-del-forno-dal-marketing-alle-spiagge-delle-hawaii-_868/).

Un centinaio di persone mi hanno contattato per congratularsi, chiedermi informazioni, curiosità o semplicemente per condividere idee e opinioni. Alcuni mi hanno raccontato aspetti delle propria vita personale, altri mi hanno confidato lo stato di ansia o difficoltà nel quale versano.
Moltissimi in particolare erano interessati a capire che opportunità ci fossero alle Hawaii per avviare piccole attività imprenditoriali e che tipi di documenti o permessi fossero necessari, cosi come quale fosse il costo della vita da queste parti e il costo di gestione delle iniziative di business.
Non parlerò realmente di come aprire un business alle Hawaii, semplicemente perchè non ho le informazioni sufficienti e necessarie per fornire questo genere di supporto e perchè, anche se le avessi, le casistiche variano a seconda di come, quando e cosa si vuole fare.
In realtà vorrei fare un cosa che di solito non mi piace fare, ma in questo caso è d'obbligo: riportare in una cornice piu realistica l'idea eccessivamente semplicistica che si rischia di avere immaginando di fiondarsi su una delle isole dell'arcipelago hawaiiano e aprire in un paio di giorni un bel negozio di noleggio surf sulla spiaggia, in barba a banche, tasse, legislazioni, commercialisti, avvocati, da gestire come e quando si vuole e sempre in costume da bagno (magari con una pina colada in mano).

Ecco, se si vuole sbattere la testa contro un muro di cemento armato, questa è la strada giusta.

Provo brevemente a fare chiarezza, cercando di fornire qualche indicazione sintetica di quali sono i passi minimi necessari per ragionare fattivamente su una cosa del genere. Ricordiamoci sempre, infatti, che tutto parte da un sogno, ma perchè il sogno si trasformi in un progetto concreto occorre poi un piano d'azione massivo e la necessaria flessibilità per correggere la rotta in corsa.

Punto n°1: Alle Hawaii non si possono aprire attività sulla spiaggia! (Tranne rarissime eccezioni, di cui non conosco i dettagli). Per cui, in ogni caso, sulla sabbia non ci potete stare!
Punto n°2: Vi piacciono le Hawaai solo per sentito dire o ci siete stati? Ecco, alcuni si dimenticano che una cosa è ascoltare i resoconti delle guide turistiche, i racconti degli amici in vacanza e guardare le foto su google o leggere i miei articoli, un'altra cosa è definire un progetto di vita. Per cui, il primo passo è cominciare a venire in vacanza qui una, due, tre volte e per periodi di volta in volta sempre più lunghi, in modo da capire se si è veramente disposti a fare una scelta cosi radicale e valutarne impatti e conseguenze sulla propria vita e quella dei propri familiari
Punto n°3: Nel corso dei vostri viaggi di piacere, cominciate a esplorare e sondare il campo in merito a possibili opportunità di business: vi interessa avviare un attività di ristorazione? Bene, fate alle Hawaii quello che fareste in Italia. Prendete contatti in loco, esplorate il mercato, parlate con qualcuno che ha fatto questo passo prima di voi per capire difficoltà e opportunità, interessatevi in merito a costi  di gestione in maniera più o meno informale. Anche la rete è una fonte ineusaribile di informazioni;
Punto n°3 - bis: Tanto per non dimenticarcene, qui non si parla Italiano, ma Inglese..... per cui ricordatevi di perfezionare la lingua prima di mettere su un bel ristorante e poi non essere in grado di parlare con nessuno se non gesticolando.
Punto n°4: Studiate dettagliatamente burocrazia, legislazioni, norme, materia fiscale relativi a quello che volete fare. Qui probabilmente vi serviranno degli esperti, difficilmente potete muovervi in totale autonomia. Chiedete consulenza a qualcuno in Italia che vi possa poi supportare anche nella burocrazia statunitense o indirizzarvi in modo appropriato;
Punto n°5: Studiate dettagliatamente le regole in materia di concessione dei visti per investitori. Anche qui vi servirà uno specialista e comunque partite scandagliando il sito dell'ambasciata americana in Italia (http://italy.usembassy.gov/), che fornisce tutte le informazioni in merito alle casistiche di concessione Visti. Tanto per essere chiari, non è che varcate la frontiera e aprite un bel localino prima che abbiate ricevuto le relative autorizzazioni, perchè vi prendono dopo 5 minuti e vi rispediscono in patria. Per ottenere i Visti per investire negli USA dovete rispettare una serie di parametri molto rigidi, basati fondamentalmente sul presupposto che voi avviate un attività in grado di dare un contributo all'economia amerciana, cosi come creare nuove opportunità di lavoro per gli americani. Dovrete quindi investire una cifra minima e presentare dei business plan pluriennali con previsioni di conti econimici, stato patrimoniale, bilancio e quant'altro;
Punto n°6: Agite!  Se siete arrivati fino in fondo, individuato un opportunità, preparato un relativo piano di business, valutato investimenti necessari e relativa copertura finanziaria, preparato i documenti per richiedere il Visto.....nonchè preparato la vostra famiglia al trasferimento, valutato il sistema scolastico hawaiiano per i vostri figli, definito il tipo di copertura sanitaria che volete, insomma....di cose da fare ce ne sono parecchie....bè allora siete proprio convinti, dunque si parte!





martedì 26 luglio 2011

Mollo tutto e vado a vivere alle Hawaii

Il titolo di un intervista che ho rilasciato sul web magazine ''Mondo Rosa Shokking'', nella quale racconto fasi e motivazioni del cambiamento.
Sotto il link, ENJOY!

http://www.mondorosashokking.com/Extras/Alessandro-del-Forno:-'Mollo-tutto-e-vado-a-vivere-alle-Hawaii'/

mercoledì 20 luglio 2011

I 10 errori manageriali - Parte II

Eccoci alla seconda sezione del post sui 10 errori manageriali.
Partiamo subito con l'errore n°.....

Errore N°6: Pensare short term
Personalmente sento quasi un dolore corporale quando vedo agire solo in un ottica di breve periodo, tali e tante sono le evidenze negative per le organizzazioni connesse a una strategia tanto suicida, che è evidentemente giustificata solo in un'ottica di chiusure trimestrali e dunque di ''Si salvi il culo chi può''....
Alla chiusura del mese o del trimestre, i più fortunati assistono a scene a metà tra le commedie di Fantozzi e le tragedie di shakespeare:
- Venditori costretti a rifilare ai clienti merce sufficiente per soddisfare il fabbisogno di 1 anno, salvo poi non vendere per i successivi 10 mesi;
- Improvvise attività promosse dal marketing utili per incrementare il fatturato del 200% (e dunque il valore delle azioni in borsa), poco importa se sono a profitto negativo (in banca mettiamo il fatturato, vero, mica i profitti.......).
- Innovazioni, il vero carburante per la crescita sostenibile delle aziende, lanciate sul mercato secondo un ottica di ''Prima è meglio'', invece di ''Bene è meglio'', salvo poi essere ritirate 4 mesi e 2 milioni di euro persi dopo.

Errore N°7: Stressare i Partner
Specialmente nel mondo del Marketing, travolgere i partner con deadline e obiettivi impossibili è uno sport nazionale, con l'effetto collaterale di alimentare anche pessime relazioni umane tra i coinvolti.
Agenzie di comunicazione, Fornitori di materie prime, Società di consulenza alle quali si chiede continuamente di produrre output qualitativi oggi per ieri.
Assenza di brief precisi, trascuratezza e negligenza nel trasmettere le informazioni, rendono il lavoro dei nostri partner impossibile.
Prendiamo una comunicazione pubblicitaria. E' un elemento strategico chiave nello sviluppo della marca, spesso impatta e incide sui risultati di lunghissimo tempo, e dunque che necessità c'è di lavorare in fretta e male e di pretendere che i nostri partner lavorino più in fretta e peggio di noi?
Lasciamoli lavorare e sarà tempo guadagnato per il futuro...



Errore N°8: Non delegare
La delega fa il Manager. Ci sono manager che vogliono controllare tutto, essere messi a conoscenza anche dei minimi dettagli, con il duplice risultato di:
- Non impegnare il proprio tempo nell'attività per la quale sono pagati, cioè gestire e sviluppare;
- Demotivare i collaboratori, non responsabilizzarli, e dunque distruggere il valore supremo delle organizzazioni, cioè le risorse umane.
Se io sono un manager, devo pensare alla strategia, alla visione. Non mi interessano dettagli, operatività, cavilli. Lasciamo che ognuno si occupi di ciò di cui si deve occupare, e coltiviamo la delega di responsabilità, impostando un processo di monitoraggio, ma non di controllo ossessivo.



Errore N°9: Lo scaricabarile
Lo Stabilimento: ''E' colpa dell'ufficio Acquisti, non si preoccupano di stressare i fornitori come dovrebbero e sono troppo rigidi'';
Il Marketing: ''Non mi fido del Trade Marketing, non capiscano niente lì, e se non me ne occupo io del Marketing le cose non saranno mai fatte bene'';
Il Sales: ''Non ho venduto a sufficienza? Certo, il Marketing vuole vendere sogni, ma noi possiamo vendere solo prodotti!!'';
La filiale locale: ''All'HeadQuarter sono con la testa tra le nuvole. Come pretendono che questo concetto di prodotto vada bene per l'Italia?''.

Se facessimo entrare per mezza giornata un perfetto estraneo negli uffici delle organizzazioni dove lavoriamo, penserebbe di essere nel mezzo di una faida interna o di una guerra civile.
Le persone nelle aziende sono troppo preoccupate di guardardsi le spalle per pensare di stringere alleanze costruttive con i propri partner interni.

Errore N° 10: Presentare è più importare di Gestire
Le aziende si fermano quando devono presentare i risultati a un Top Manager. Decine di persone lavorano per giorni per produrre cartame e power point per spiegare a un tipo come va il business. E questo succede dappertutto.
Moltiplicate il numero di visite di un top manager x il numero dei top manager in visita x il numero dei Paesi che visita x il numero di aziende che hanno top manager.....moltiplicate x il numero di persone coinvolte dalla visita. Il risultato è il tempo perso dalle vostre persone a fare dei resoconti, anzichè a gestire il business o a innovare. Se moltiplicate il loro stipendio orario per il numero di ore impegnate, arriverete alla conclusione che la strada per incrementare il profitto è molto più semplice di quanto ci si aspetti.....
Eppure i top manager dovrebbero saperlo: perchè non spiegano ai loro collaboratori che non è necessario perdere tutto questo tempo? Se li hanno assunti, dovrebbero fidarsi di quello che fanno, e preoccuparsi di leadership e strategia, non entrare nella gestione.
La cosa interessante è che si impegnano settimane per preparare una presentazione di un andamento negativo del business. E perchè è negativo? Bè è chiaro....nessuno si è occupato di gestirlo il business, perchè erano tutti intenti a presentarlo!